'Girotondo' in Cima d'Asta


di Franco Gioppi

C’è un’importante novità quest’anno in Cima d’Asta! Un’ennesima, affascinante proposta escursionistica di grande valenza paesistico ambientale che, collegando tra loro antiche tracce esistenti, permette di “circumnavigare” l’intero  nodo centrale ad un’altezza media di 2500 m slm. Con il sommario riassetto del piano di calpestio e la segnatura del lungo tratto manchevole, infatti, in sei ore di cammino è ora possibile  attraversare i sei bacini apicali del Zimon di Cima d’Asta con partenza e arrivo al rifugio Ottone Brentari, L’itinerario, inizialmente suggerito dal compianto Franzi Vitlacil decano dei segnavia locali e grande conoscitore del gruppo, è riservato a quegli escursionisti esperti che desiderano esplorare anche le fattezze in ombra di questo “gigante montanino”, ovvero quei declivi nord occidentali dall’elevato grado di naturalità affacciati alla valle del Vanoi che presentano circhi, vallette, terrazze e angoli straordinari per forme, linee, colori, ricchezza biologica e, nondimeno, singolarità geologica.

Come detto, si parte dal rifugio (m 2476) e, quindi, dalle rive di uno dei più affascinanti laghi del Trentino Orientale per raggiungere attraverso l’itinerario SAT E 375 il vicino Passo Socede (m 2516) ove ha inizio (dx) il nuovo segnavia SAT E 392. Mantenendosi pressoché in quota, si attraversa l’intera testata del Vallone Occidentale e ben presto si è alla Forcella Coronon (m 2537, possibilità di salire la Cresta del Brich). Con leggera discesa tra i detriti della ripida dorsale si supera l’omonimo impluvio quasi sempre innevato per salire alla Forcella de Medo (m 2533, possibilità di raggiungere Passo dei Diaoli) dove si apre il grandioso circo glaciale di settentrione. Oltre che dal Zimon, l’emiciclo è racchiuso a ponente dalla duplice elevazione della Corma mentre nel quadrante di grecale è sbarrato dall’imponente Spigolo del Coronon e dal contiguo Col del Vento. L’anfiteatro, piriforme e misterioso, poggia su una possente massa granitica ove alberga il recondito Lago del Bus (m 2.283), un vero e proprio gioiello della natura che, da subito, trasmette contemplazione, tranquillità e doveroso silenzio. A seconda degli umori del cielo e, quindi, della rifrazione luminosa che ne consegue lo specchio lacustre appare di una miscela solidissima compresa tra l’indaco e il blu di cobalto che carica le realtà contigue di autorevolezza e di purezza assoluta contrastando fortemente con i candidi residui delle nevi perenni che stanno all’interno del bacino o ne lambiscono le fredde pareti settentrionali.
Tra i pennacchi bianco – sericei offerti dall’Eriophorum che alberga sul lato levantino del lago si lascia il bivio (sx) per Scivolo Rosa, Prà Bastian e l’Alpe Pront per risalire la pietraia che conduce alla stretta Forcella del Col del Vento (m 2495), chiusa tra il colle omonimo (sx) e le propaggini settentrionali del Col della Gropa. Qui si incontra il segnavia SAT E 363 che marca il lungo sentiero militare italiano del Col del Vento, costruito con grande perizia negli anni della grande guerra e ancor oggi aggrappato al ripido versante sinistro di Val Regana (dal valico verso sx: possibilità di salire la vetta del Col del Vento oppure di ammirare il Lago Negro dopo aver aggirato lo sperone orientale del rilievo, finanche di scendere alla Chiesetta Pront posta in fondovalle).
Prima di intraprendere la via del ritorno che ci riporta al Brentari merita però riprendere fiato soprattutto per volgere lo sguardo a ritroso, verso il medio piano dei Lagorai Centro – Orientali e delle Pale di San Martino nonché, più in lontananza, all’incomparabile cornice offerta da questo segmento della catena alpina: dal  Carè Alto, al Gruppo di Brenta, dalle Alpi Atesine alle Dolomiti venete e friulane.
Ripreso il cammino in direzione di mezzogiorno si segue (dx) l’ardita opera bellica che tra attrezzature metalliche di sicurezza, gradinate, affascinanti lembi glaciali e resti di baraccamenti militari permette di raggiungere le Laste Alte (m 2660 ca), il minuscolo catino del Lastè dei Fiori e, quindi, il segnavia SAT E364 che in breve (dx) ci accompagna al bivio per il Zimon di Cima d’Asta (m 2680 ca), ovvero sulla soglia della vetta maggiore distante solo “pochi passi” (dx, 35 minuti ca, m 2847).  Se invece si sceglie diversamente occorre proseguire (sx) verso l’intaglio della Forzeleta (breve tratto attrezzato, m 2680) da dove già si domina il poderoso circo meridionale, il bellissimo lago di Cima d’Asta nonché l’omonimo, accogliente rifugio. Seguendo ancora i segnali del 364, infatti, si perde rapidamente quota e altrettanto celermente si torna al luogo di partenza ove si chiude questo “girotondo” escursionistico che, conosciuto come Giro del Zimon e consigliato in senso orario, costituisce un’ulteriore, importantissimo anello dell’apprezzata Alta Via del Granito.